10/07/2008

Il mito del concorso

 

Vorrei farvi una domanda. I concorsi misurano lo spirito di servizio? E la flessibilità? E la pazienza? E la costanza? E la cortesia con l'utenza? Temo di no.
Una volta l'ho vinto anch'io un concorso, ma per titoli ed esperienze, ed è stato un periodo di sperimentazioni molto feconde per quell'ente. Purtroppo valeva solo per un anno.
Recentemente ho presentata una domanda. Ho comprato un librone ed ho scoperto che avrei dovuto mandare a memoria quasi tutto. Dico la verità: non mi sentivo molto attratta dagli argomenti. Poi ho saputo che per 8 posti si erano presentati in 1.500 circa. A parità di punteggio, avrebbe vinto il più giovane. Ho pensato che non avevo chance e non ho partecipato nemmeno alle preselezioni. Poi ho saputo che la prova pratica consisteva in un argomento che mai e poi mai avrei potuto affrontare perchè troppo specifico e che non stava scritto nel librone suddetto.
Dalla mia parte avrei avuto solamente 3 anni di comprovato spirito di servizio, flessibilità, pazienza, costanza, cortesia con l'utenza, non voglio dire intelligenza perchè potreste dirmi: non l'hai dimostrata se alla tua età sei ancora precaria e te ne lamenti.
Ecco, questo tengo a chiarirlo: non mi lamento. Sto contestando un sistema che non trovo adeguato, e mi spiego meglio.
Secondo me si dovrebbe entrare nelle amministrazioni esclusivamente tramite corso-concorso. Perchè? Perchè durante un corso possono essere allenate e verificate capacità che attualmente non vengono misurate affatto e che ritengo indispensabili. Che cosa me ne faccio, ente pubblico, di un dipendente "Pico della Mirandola" se poi è scorbutico, rigido, e si applica il meno possibile? Durante un corso ci si conosce meglio (docenti, tutor, valutatori esterni, colleghi di corso), si scambiano idee e progetti costruendo relazioni valide anche al di là del corso: le "reti", come suol dirsi.

Che ne pensate? Qualcuno sa perchè non si ricorre al RIPAM?

09:31 Scritto da: precarivirtuosi in consigli pratici | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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Commenti

Avete visto il film "Il posto"? Dovete assolutamente vederlo. L'han dato di notte .... ma io mi son tenuta sveglia! Anch'io, nel 70, andai in quel palazzo per partecipare ad una preselezione, ma mi chiamarono alla Standa, Direzione del Personale - Amministrazione Stipendi, e lì mi fermai. Era un bel periodo quello, a Milano, con tanti cartelli di ricerca di personale a tempo indeterminato appesi per le strade e pubblicati sul Corriere. Trovai 3 annunci, giovane ragioniera appena scesa dal treno in arrivo da Roma: Standa, Lepetit e Gillette. Dopo 1 mese esatto ero già assunta dalla Standa e rifiutai le altre offerte. Persino scelsi il settore, fra Contabilità e Personale. L'idea che mi da' la situazione descritta nel film l'associo più al settore pubblico che al privato, più luminoso ed aperto quest'ultimo. Mi viene l'orticaria se penso che una persona, a qualunque età ma specialmente da giovane, debba sopportare situazioni così squallide solo per la paura di perdere il posto fisso, così raro da doverselo tenere stretto ad ogni costo (anche di eventuale mobbing). Diventa galera, un posto così, nell'attesa che suoni la campanella.

Scritto da: precarivirtuosi | 08/09/2008

Per la prima volta in vita mia ho provato l'emozione di partecipare ad un concorso (a parte quello che avevo vinto per soli titoli tanti anni fa, senza prove pratiche) e mi è piaciuto molto il modo in cui è stato condotto. Prima di tutto per i tempi brevi di attesa. Avevo fatta la domanda a luglio e a fine settembre siamo stati convocati per il colloquio. Il colloquio è durato 20 minuti e mi hanno chiesto quali esperienze avevo nel settore specifico e cosa avrei fatto se avessi avuto l'incarico. Evidentemente quelli che erano con me avevano più esperienza e idee migliori, così sono arrivata ultima. Peccato: Arezzo è una bella città e volentieri mi sarei trasferita lì, avendo sbirciato nei giornali del posto che gli affitti sono molto più economici e assaporato pappardelle al sugo di cinghiale e un Aleatico da far resuscitare gli assopiti spiriti. Rimango a Milano, quindi, ma sicuramente ci ritornerò per visitarla con più calma, visto che merita.

Scritto da: precarivirtuosi | 01/10/2008

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